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Categoria: Narrativa americana
Editore: Federazione Associazioni Pugliesi
Pagine: 130
ISBN: 978-0-646-52038-4
Anno: 2009

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Recensione

Sebbene la storia dell'emigrazione italiana in Australia sia documentata dagli storici nel corso degli ultimi decenni, con una mole imponente di dati illustranti i suoi aspetti sociali, economici, religiosi, politici, culturali ed individuali, ben poco si sa di un'altra caratteristica cruciale, fondante, della presenza degli italiani in questo paese, e cioé del loro associazionismo, della loro esigenza di formare organizzazioni. circoli, organismi comunitari dove la gente, di solito proveniente dalla stessa regione, città o addirittura villaggio, potesse trovarsi e condividere almeno parzialmente, i suoi valori culturali, linguistici, religiosi e tradizionali. Non è casuale il fatto che nel 2009 ci fossero trenta associazioni pugliesi operanti in Australia, e che ben 232 enti comunitari italiani fossero registrati presso il Consolato-Generale d'Italia nel Nuovo Galles del Sud. II totale per tutta I'Australia era di 580. La necessità di aggregarsi, di preservare la propria identità in una situazione di esilio culturale, di confrontarsi con un ambiente alieno, indifferente e a volte ostile, è un fatto indisputabile. Ne è prova storica lo shtetl, la "Piccola Città" giudaica dell'Europa Orientale, come pure la sua variante italiana in terra straniera, la "Piccola Italia", per fare solo due esempi. itici, culturali ed individuali. Lo scopo di questo libro è quello di documentare la presenza e le attività di una delle più importanti collettività regionali italiane nel Nuovo Galles del Sud, quella dei pugliesi. L'autore cerca di colmare questo vuoto storiografico col narrare la storia di una delle tante Italie, ancora in parte ancorate a tradizioni locali, familiste, e che tuttora mantengono in Australia rituali, non solo linguistici. come le processioni dei santi patroni, o la benedizione della flottiglia dei pescherecci, o le testimonianze di vita contadina, attualmente rimpiazzati in Puglia da altre manifestazioni di vita comunitaria, o forse del tutto scomparsi. La ricerca e la scrittura de "Per le vie del mondo. A short history of Apulians in New South Wales" non sarebbe stata possibile senza il generoso appoggio finanziario del Governo della Regione Puglia e del Consiglio d'Amministrazione della Federazione delle Associazioni Pugliesi (NSW) Co-operative Ltd. Inoltre, l'assistenza data dai molti pugliesi che hanno
 contribuito alla sua realizzazione con i loro ricordi, i documenti, le fotografie e soprattutto con il loro impegno ed entusiasmo, è stata preziosa.A tutti loro va la mia sentita riconoscenza. Degni di particolare menzione sono Gianni Carelli e Felice Montrone, i quali sin dall'inizio hanno perseverato nel vedere portata a compimento questa storia dei pugliesi, prima che fosse troppo tardi. È auspicabile che "Per le vie del mondo. A short history of Apulians in New South Wales" sia la prima di altre storie regionali delle molte Italie presenti in Australia con le loro diverse tradizioni e costumi, documentanti i loro successi e pure gli episodi di privazioni e di fallimento. Senza queste storie, senza il mettere agli atti il contributo dato dagli italiani alla storia di un'Australia cosmopolita, dove genti diverse coabitano in armonia, tale contributo, come vecchi soldati, cadrà inevitabilmente nell'oblio.

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